La classe come un’orchestra

“Ci si domanda come sia possibile dare alla scuola la “forma” di un luogo per imparare a vivere, quando il suo fondamento è il giudizio che pone uno di fronte all’altro, in una graduatoria che mette al di sopra il più bravo, in fondo il più scadente. Non si capisce perché non si consideri invece la classe, il gruppo, come riferimento unitario dell’educazione. Giungendo alla metafora dell’orchestra, dove quell’ultimo diventa forse straordinariamente utile perché batte il tamburo che, in alcuni momenti dell’interpretazione della sonata, ha un ruolo seppur breve, indispensabile. Basterebbe questo per fare di una classe il vero “gruppo dei pari età”, senza che gli adolescenti si debbano rifugiare nelle piazze o nei bar, usando magari invece della penna una siringa, in un bisogno di compenso di una graduatoria antieducativa e, soprattutto, inutile. E chi non occuperà mai i primi posti e scivolerà su gradini sempre più bassi, potrà eccellere nell’essere l’eroe del nulla. Si sentirà finalmente ammirato, quando costruirà un video su un gesto privo di senso o trascinerà con sé altri coetanei, guidando una baby gang”.
Vittorino Andreoli, “Raccontare la vita. Emozioni, sentimenti, pensieri. 1 – Coraggio”. Corriere della sera
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