Voti o volti: quale valutazione per quale scuola?

Riporto la presentazione della conferenza di Mauro Presini dal titolo “Voti o volti: quale valutazione per quale scuola?” tenuta martedì 26 marzo 2024, alle 17, alla Casa Niccolini Biblioteca Ragazzi (via Romiti 13, Ferrara) all’interno del ciclo “I colori della conoscenza. Linguaggi, Arti, Scienze” a cura dell’Istituto Gramsci Ferrara in collaborazione con Isco Ferrara. 

Le domande da cui parte Mauro Presini sono quelle che ci si dovrebbe porre quando si affronta questo tema: il titolo poi è il programma. Quando si valuta si considerano i volti, le soggettività, o si procede a un’operazione che spersonalizza l’individualità? Nella premessa la base della questione: stiamo seguendo linee pedagogiche o siamo sviate da  qualcos’altro?

Questa è l’occasione per far conoscere il blog di Mauro Presini, anche se è già famosissimo  nella zona di Ferrara,. LIKE@ROLLING STONE   è prezioso come racconto del lavoro quotidiano del maestro Mauro ed esempio di un’educazione dei bambini e delle bambine nella libertà, spirito critico, inclusione, gioia e protagonismo dentro e fuori dalla scuola.

Segue la presentazione uno scambio di commenti con una persona che segue il mio blog.

Daniela Cataldo

Voti o volti: quale valutazione per quale scuola?

La pratica della valutazione è sempre più dipendente dall’idea che di scuola hanno i politici al governo, i quali la cambiano sistematicamente per adattarla al loro modello ideale di società. Purtroppo, nel nostro Paese, non è la ricerca pedagogica che influenza le scelte politiche ma il contrario; ecco, di conseguenza, la spiegazione dei tanti cambiamenti nei modelli valutativi che stanno avvenendo soprattutto nella scuola primaria.
C’è chi intende la valutazione come metodo per selezionare, chi per svalutare, chi per attribuire valore, chi per sopravvalutare e c’è anche chi pensa che si possa abolire.
Perché si valutano gli studenti e le studentesse? A chi e a cosa serve la valutazione? In cosa si diversifica dall’autovalutazione? Come viene comunicata alle famiglie?
Mauro Presini è maestro elementare specializzato per l’integrazione. Dalla metà degli anni Settanta si occupa di integrazione scolastica degli alunni con disabilità. Dal 1992 coordina il giornalino dei bambini “La Gazzetta del Cocomero”. E’ impegnato nella difesa della Scuola Pubblica intesa come “organo costituzionale”. Ha fatto parte del Consiglio di Amministrazione dell’Istituzione dei Servizi Educativi, Scolastici e per le Famiglie del Comune di Ferrara. Dal maggio 2015 è consigliere della Cooperativa Sociale ONLUS Integrazione e Lavoro. Dal marzo 2016 cura la redazione di Astrolabio: il giornale del carcere di Ferrara. Gestisce il blog Like@Rolling Stone ma scrive anche su Periscopio e su Azione Non Violenta.

Un commento

Per quanto riguarda i voti ho recentemente scoperto da una studentessa svedese che in Svezia non esistono da tempo, almeno in ambiente universitario, ma suppongo anche a scuola perché gli svedesi sono molto pratici e inoltre temono lo stress a tutti i livelli (scuola, lavoro ecc. ). c’e’ il giudizio godkänt o non godkänt (ovvero approvato o non approvato). In realtà hanno dimostrato che é più efficace dei voti come sistema perché i ragazzi non hanno una precisa idea di quali siano i parametri dei proff  per le soglie , quindi si preparano al meglio per passare dedicandosi a un tipo di studio più ricco e creativo.

É chiaro che un simile sistema richiede grande onestà dal professore, in ogni caso l’allievo può sempre fare chiedere delucidazioni. Inoltre i professori vengono valutati dagli allievi almeno una volta l’anno con un giudizio e i risultati resi pubblici. questo ha un forte peso anche sul piano dell’atteggiamento dei professori che si sentono più “sotto esame” e quindi devono anche trovare lo stile relazionale ottimale. Mi ha detto una professoressa universitaria svedese che in Svezia sono i proff ad aver l’ansia degli allievi e non il contrario.

La mia opinione

Io sono sempre dell’opinione che il giudizio escludente non migliori le persone nel profondo, per cui non sono favorevole a valutazioni di una sola parte sull’altra. Penso che funzioni più una valutazione del lavoro condivisa anche per gli, le insegnanti,  l’autovalutazione, a cui dovrebbero essere formati, e la valutazione tra pari ….. insomma penso che si dovrebbe partire dalla formazione.  Ho sentito una volta Murgia parlare del diverso stile sociale e di apprendimento nei paesi del nord dove ci si vergogna a farsi notare alzando la mano se si sa di più degli altri, ma dove c’è più collaborazione e l’apprendimento si diffonde in orizzontale, anche se i geni solitari tendono a non emergere.

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